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Storia della Fondazione "Ettore Pomarici Santomasi"

La Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, è ubicata nel cuore della città antica, nel seicentesco palazzo omonimo, che ospita, nei due piani che lo costituiscono, il Museo, la Biblioteca, l’Archivio Storico, gli uffici amministrativi e le sale di lettura. Il Museo è suddiviso per sezioni. In ordine di esposizione, al pian terreno,  incontriamo le sezioni: “Folklore”, “Carrozze”, “Affreschi della cripta rupestre San Vito Vecchio (XII – XIII sec.)”,”Maioliche (1600 – 1700)”, “Abiti d’epoca (1700 – 1800)”; al primo piano sono dislocati gli uffici amministrativi, le sezioni “Appartamento famiglia”, “Archivio storico”, e la sala di lettura, infine chiudono la raccolta museale, al secondo piano, le sezioni “Archeologia (mostra permanente collezione Ettore Pomarici Santomasi”, “Numismatica (VI sec. a.C.-1800), “Armi e Uniformi (1832-1850 e 1860-1918)”e Pinacoteca.

La Biblioteca, collocata al primo piano, suddivisa in 9 vani, ha ottenuto il riconoscimento di “Interesse locale” con Decreto del Presidente della Giunta della Regione Puglia n. 166 del 9 aprile 1986 e svolge una funzione insostituibile per la città di Gravina e per le città limitrofe poiché è l’unica biblioteca aperta al pubblico nella Città.

La Fondazione, eretta in Ente Morale nel 1920, con R.D.n°1761 del 28/11/1920, è l’esito sublimato della volontà del benemerito barone Ettore Pomarici Santomasi, ultimo esponente maschile, che con specifica disposizione testamentaria, dopo la sua morte avvenuta il 7 dicembre 1917, lasciò in favore della città di Gravina.

Il barone, con la sua volontà testamentaria mostrò di non essere indifferente alle esigenze economico-sociali della città di Gravina in Puglia che, poco prima della prima guerra mondiale, basava la sua economia principalmente sull’agricoltura e sulla pastorizia. La netta separazione sociale, relegava i contadini in condizioni di miseria e analfabetismo, collocando al contrario i pochi e ricchi borghesi in condizioni economiche privilegiate grazie ai ricavati provenienti dai terreni di loro proprietà. Con lo scoppio della prima guerra mondiale, la promessa del governo della distribuzione di terre ai contadini-soldati fece cessare le rivolte sociali, insorte tra i contadini, schiacciati da miseria e ignoranza. L’ottenimento di terre da parte dei contadini era tuttavia relativo se non accompagnato anche da una strategia politica per fornire competenze adeguate attraverso la trasmissione delle tecniche di coltivazione per consentire la gestione e lo sviluppo del patrimonio naturale di Gravina in Puglia. Il barone dunque, mostrando un forte senso civico e analitico nell’avere ben chiara la situazione sociale, economica e politica della sua città, provvide con atto testamentario, redatto dall’Onorevole Pasquale Calderoni Martini, ad istituire l’ente “Fondazione Ettore Pomarici Santomasi, Scuola di Agraria e di Caseificio, Museo di Antichità e Biblioteca”, che inglobava la Biblioteca di casa Santomasi, oggetti artistici e archeologici, raccolti dal barone e l’istituzione di una scuola agraria.

Primo atto dell’amministrazione dell’ente fu la formulazione di uno statuto, approvato con R.D. nel 1920, costituito da 8 capitoli e 24 articoli che rispettavano la volontà del testatore e riconoscevano il Consiglio Direttivo dell’Amministrazione, dapprima composto da una Commissione di 3 membri, nominata dal Consiglio Comunale e quindi, in un secondo momento, da 5 cittadini. Il primo Consiglio d’Amministrazione fu costituito, secondo il volere del testatore, dal Calderoni e da altri due membri scelti dall’onorevole.

La scuola, gratuita, fu pensata per la formazione di gravinesi e forestieri e fu gestita da un direttore, insegnanti e tecnici dell’Agricoltura e del Caseificio. Gli allievi furono mantenuti a carico completo dei proventi dell’Ente, che comprendeva tra le sue proprietà: la masseria S. Mauro, il terreno in contrada Castello con l’annesso rudere del maniero e il Palazzo Pomarici Santomasi. Per i primi due anni la Banca Cooperativa Agraria contribuì finanziariamente al mantenimento della scuola, memore dei benefici ricevuti nel 1892 e nel 1907 dal barone. Nel corso degli anni subentrarono tuttavia dei disagi che non ostacolarono la buona riuscita del corso di agricoltura. Il progetto Santomasi aveva, ad ogni modo, altri due obiettivi da raggiungere nella creazione del Museo e della Biblioteca. Il primo fu inaugurato e aperto al pubblico nel 1922 e man mano andava arricchendosi con pezzi archeologici rinvenuti anche da scavi a Botromagno, sovvenzionati dall’ente. La biblioteca fu organizzata e allestita nel 1923 dal lavoro del primo bibliotecario, il canonico Prof. Domenico Parrulli, che inventariò, schedò e catalogò tutti i volumi. Al primo lascito librario del testatore si aggiunsero quelle dell’Avv. Domenico Faivre di 707 volumi e dell’Onorevole Pasquale Calderoni Martini di 3.597 volumi. L’opera fu completata dal Prof. Giuseppe Pignatelli, che mise a disposizione di agibilità la Biblioteca fin dal 1930, anche se fu aperta solo due anni più tardi.

La Scuola frattanto stentava a fornire i locali idonei per raccogliere gli allievi, la cui frequenza era incentivata con premi e borse di studio. Negli anni successivi la Scuola si perfezionò e si adeguò alle riforme nel rispetto delle leggi vigenti. Difatti con l’anno scolastico 1938/39 divenne “Regio corso biennale di avviamento professionale a tipo agrario” che, soppresso nel 1945/46 con decreto ministeriale del 3 maggio 1947 n.1954 divenne “Scuola di Avviamento Professionale e tipo agrario ed industriale femminile” della durata di 3 anni. L’anno successivo , con la chiusura della Scuola Tecnica “Arcangelo Scacchi”, la Scuola della Fondazione beneficiò dell’Archivio, del materiale didattico e di molti allievi della scuola tecnica, che fecero aumentare le iscrizioni e frequenze.

Nonostante ciò, la Scuola della Fondazione rimase l’istituzione scolastica dei poveri, mentre quella dei ricchi era la Scuola Media Statale, non ancora resa obbligatoria. Seguì, negli anni ’50, un periodo di crisi che impedì all’Ente di porsi come opera pia, per il sostegno di colonie estive per bambini bisognosi, come era accaduto negli anni precedenti, e di permettere acquisti per il Museo e la Biblioteca. La Scuola trovò una forma di salvataggio nella trasformazione in Scuola Media Statale dell’obbligo, che riportava il nome di “Ettore Pomarici Santomasi”, con la legge n.1859 del 31/12/1962, ma ciò determinò la soppressione dell’originaria Scuola della Fondazione. Il testamento del barone contemplava l’eventualità della soppressione della Scuola, nel qual caso, le rendite dell’ente sarebbero state devolute in parte a donne nubili che intendevano contrarre matrimonio e più in generale agli indigenti della città e, in parte all’acquisto di libri e opere d’arte per incrementare il patrimonio della Biblioteca e del Museo. L’amministrazione inoltre sarebbe passata nelle mani di autorità locali: sindaco, vescovo e pretore. In realtà ciò non avvenne e tuttavia rimase immutato sin al 1974. Negli anni ’70, preoccupazione del commissario dell’organo amministrativo, Tucci Francesco, fu l’intenzione di redigere un nuovo statuto. Tuttavia, poiché Tucci fu eletto sindaco, si vide costretto ad abbandonare il ruolo di commissario straordinario della Fondazione e a lasciare irrisolto il problema dell’Ente. Seguirono anni di crisi per la Fondazione, che riuscì  a risollevarsi con la costituzione in Comitato Promotore prima e in associazione “Amici della Fondazione” poi, con l’intento di dare un commissario all’Ente.

Mutato il contesto socio economico, la Fondazione abbandonò gli scopi previdenziali. Il nuovo statuto, redatto per l’occasione nel 1991 e approvato l’11/02/92 prevedeva che, ai sensi dell’articolo 28 del codice civile, la Regione Puglia procedesse, anziché all’estinzione della Fondazione, alla trasformazione dell’Ente orientando l’attività prevalentemente verso iniziative di carattere culturale e non discostando l’Ente dall’originaria volontà del barone. Inoltre con la delibera del Consiglio comunale dell’08/10/1990 n.560, il Comune di Gravina in Puglia decise di partecipare al fondo di dotazione dell’Ente morale con un contributo annuo.

La denominazione dell’Ente fu modificata dall’originaria “Fondazione Ettore Pomarici Santomasi: Scuola di Agraria e di Caseificio, Museo di Antichità e Biblioteca di Gravina in Puglia” nella denominazione attuale di “Fondazione Ettore Pomarici Santomasi”, che attualmente è costituita dal Museo-Pinacoteca-Biblioteca-Archivio Storico e da un’estesa Azienda Agricola.

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